Pingyao: salici

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storie di viaggi attraverso la cina
eccoci finalmente qui.
fuori dalla finestra c'e' la notte di pingyao, una notte fatta di lanterne rosse e strade senza luce. siamo in una cittadina che e' rimasta intatta in stile Ming, e si presenta come una scatola piena di cose di porcellana. intorno sei chilometri di mura torrate che la dividono dalla citta' moderna. fuochi d'artificio sparati due volte al giorno, sopra lo stesso cielo che un centinaio (forse due, forse tre) di operai riempiono della polvere delle pietre. stanno ripavimentando la via principale, spostando non si sa perche' le pietre su cui ancora ci sono disegni e iscrizioni antiche, per rimetterle giu', forse semplicemente meglio. qui, come in tutta la Cina, si lavora sempre. una strada la si rifa' in due giorni, indipendentemente dal peso delle pietre che si sollevano. tutto a mano. dighe. ponti, templi. tutto con le mani, tutto con la fatica. si vedono signore girare con decine di chili di cipolle appese ai portapacchi delle biciclette. i lavoratori che partono all'alba delle grandi citta' avvolgono il sacco con le loro cose alla stessa mazza con cui spaccano le pietre, portandola in spalla. due ore di viaggio sul sedile duro con tanti di quelli che poi abbiamo ritrovato a disfare e rifare la strada. la' fuori restano le lanterne, qui dentro i pensieri da assorbire, di questo procedere ignoto e affascinante nella terra il cui nome rappresenta il centro del mondo.
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Nei dintorni di Datong e' il periodo della raccolta e stoccaggio del mais maturo.
Su ogni strada ci sono chioschi che lo vendono e nei cortili delle case di campagna si possono vedere i cerchi gialli disegnati con le scorte.
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